Storyboard di Mimmo Paladino

La mostra alla galleria Casamadre

Se non c’è ancora una vera e propria sceneggiatura, sequenze che siano pensate e predisposte con cura per essere imbandite sulla tavola del narratore, la nuova e speciale mostra di Mimmo Paladino è però una Storyboard che può andare in ogni direzione. Poi verrà un film. Un film che si sta scrivendo nel tempo. Anche questa è una tappa di scrittura.

La scultura- fontana col suo suono discreto di natura che è sempre lì perché non smette mai di muoversi introduce il ritmo circolare nel campo astratto di un’arte che invece sarebbe votata al fermo immagine del tempo immobile dell’artificio culturale. Non si tratta di una storia da raccontare o di immagini belle e nuove da mettere in sequenza per aggiungere un pò di valore sociale al lavoro dell’artista moderno, proiettandolo verso una platea più vasta, ma di definire il campo in cui la questione dell’arte può forse ritrovare il senso pubblico che le manca da tempo. Violare confini disciplinari, barriere temporali, ordini formali e stilistici, mescolare segni, colori, materie, immagini, suoni, luce, insomma la terra con l’acqua e con l’aria è l’antico modo di paladino di mettere al mondo l’arte.

 

 

 

La festa per Mimmo Paladino con la dedica di Francesco De Gregori

«Poi verrà un film, un film che si sta scrivendo nel tempo», recita l’intro della mostra che Casamadre ha dedicato in occasione dei suoi settant’anni a Mimmo Paladino: per molti, l’ideatore dell’indimenticabile Montagna di Sale che ha accompagnato il Natale partenopeo di qualche anno fa; per gli addetti ai lavori uno dei principali esponenti della Transavanguardia, movimento artistico che nel 1980 individuava un ritorno alla pittura dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni Settanta.
Un film, quello cui si fa cenno, che lo vedrà nel ruolo di regista, dietro la macchina da presa.
Ma di cui potrebbe essere, e magari sarà, lui stesso protagonista vista la sua vita ricca di aneddoti e linguaggi: dalla scultura alla fotografia passando per la pittura, il cinema e il teatro Paladino la storia di Paladino sarebbe un meraviglioso lungometraggio che potrebbe partire proprio, perché no, dall’ultima scena che l’artista di Paduli ha voluto girare insieme a suo amici più cari.

 

Ma anche una serata perfetta nella sua semplicità, ospitata dal Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa dove Eduardo Cicelyn ha dato il benvenuto ad un gruppo di 240 amici di Paladino, accompagnato dalla moglie Imma e dalla figlia Ginestra con cui ha spento infine le fatidiche settanta candeline. Non prima, però, di essersi concesso un mini – concerto di quelli che non si possono ripetere perché, come nelle migliori rimpatriate, nascono spontanei.

Sul palco di Pietrarsa si sono avvicendati infatti Tonino Taiuti, Etta Scollo e Valeria Sabato nonché due amici speciali come Nino D’Angelo, che ha intonato all’impronta «Cinematografo», «O ciucculatin da ferrovia» ed alcuni brani del repertorio di Sergio Bruni nonché, a sorpresa, il cantautore Francesco De Gregori, che per l’amico Mimmo ha cantato invece «Anema e Core» davanti ad una platea non meno entusiasta di quella che lo applaudì, insieme alla moglie Chicca Gobbi, nell’esecuzione dello stesso brano al memorial di Pino Daniele.

 


Galleria di altri eventi ed Opere dell’Artista


 

Francesco De Gregori e Mimmo Paladino: tutto sulla conferenza stampa di “Anema e Core”

Un’idea nata per caso, da De Gregori, nella bellissima Napoli – nella quale Francesco ha spiegato –
«L’idea di cantare questa canzone insieme a Chicca, è venuta a Napoli, davanti al mare. Mi ricordo che c’era un posteggiatore che cantava sempre questa canzone, quella sera non c’era e allora l’ho cantata io. Chicca mi è venuta dietro e ci sono piaciute le nostre voci insieme. Ricordo dei momenti davvero emozionanti. Inizialmente, quando mi misi a cantarla, mi resi conto che conoscevo solo il ritornello della canzone.» Idea, poi sviluppata con Paladino «Quando Francesco mi ha detto che voleva cantare Anema e Core, ho pensato che fossimo in un territorio pericoloso. Non tanto per la lingua ma per la tradizione. Ho subito pensato che il disco doveva essere in vinile. Ed è dai solchi, dall’unicità con cui viene inciso ogni vinile che è venuta l’idea di creare una vera opera d’arte.»