L'albero filosofico di Mimmo Paladino

L’albero filosofico di Mimmo Paladino

Nel Settecento l’albero della Cuccagna si alzava nella piazza di fronte Palazzo Reale, e quando si dava il via alla festa il popolo poteva arrampicarsi fin su in cima e prendere tutto quello che vi era stato legato, soprattutto pietanze e cibi come salami e prosciutti interi.

Spesso c’era anche più di un albero, perché via via la folla che si radunava aumentava ogni anno di più, e ancora si trovano stampe dell’epoca che raffigurano dei veri e proprio assalti agli alberi in questione.

A distanza di tanti decenni, mentre sul Lungomare si stanno completando i lavori di un albero più commerciale, giovedì 15 dicembre alle 18.30 sarà inaugurato invece «Ho perso il conto», l’albero filosofico di Mimmo Paladino. L’opera, scultura sonora senza tanti fronzoli, è stata curata da Eduardo Cicelyn e realizzata dai maestri artigiani di Nola.

È stata definita «macchina della festa, obelisco o guglia o giglio», e si ergerà nel cuore dei Quartieri Spagnoli, precisamente nel cortile di Foqus, fondazione di oltre diecimila metri quadrati in via Portacarrese a Montecalvario.

Stavolta, rispetto a tanti secoli fa, non si invitano i cittadini a salire materialmente sopra l’albero, ma ad arrampicarsi con la mente, per arrivare a ottenere in premio pensieri nuovi, sensazioni diverse, illuminazioni improvvise anche grazie alle musiche ideate per l’occasione da Pasquale Scialò e alle installazioni luminose di Cesare Accetta. «Abbiamo voluto far incontrare i bambini con una nuova idea di bello e un modo di guardare al natale più intimo e meno scontato» dice Rachele Furfaro, responsabile di Foqus e una sorta di eroina, instancabile nel portare la cultura anche nelle zone della città più disagiate, tra l’apertura di una scuola e il lancio di una iniziativa dai risvolti fortemente sociali.

A lei e a Renato Quaglia si deve questa iniziativa. «Come una fantasia di bambini, la scultura vuole indicare una rotta, cerca la rigenerazione urbana e vuole educare al bello.

Sarà un grattacielo di numeri, un due tre, come una filastrocca, una cantilena ripetuta fino a confondere anche gli adulti. Alla Regina Bianca che le chiede quanto faccia uno più uno più uno più uno, Alice risponde non lo so, ho perso il conto. E lo ripete lo stesso artista, se gli si domanda il senso del suo lavoro. Tutto è nell’inizio: un, due, tre e via. Perché l’inizio è sempre un salto nel buio dopo una rincorsa, come questa nuova scultura di Mimmo Paladino».

«Ho perso il conto» sarà alto una ventina di metri e colorato di un intenso blu mediterraneo, ma la sua venuta al mondo sarà solo un primo passo, perché fa parte di un progetto molto più ampio in base al quale Paladino potrebbe dialogare, in vista di un cortometraggio, con il poeta Aldo Nove. Per ora c’è l’idea, si vedrà quando, come e se attecchirà. Mentre ogni anno, nelle intenzioni di Furfaro e Quaglia, si chiederà a ogni artista di fare un regalo a Foqus e ai Quartieri spagnoli. Fra l’altro due giorni dopo l’inaugurazione dell’opera di Paladino, sempre negli spazi di Foqus sono in programma mostre, performance, lezioni aperte, esibizioni musicali, dimostrazioni di ballo e proiezioni di video «per raccontare un progetto dedicato ai Quartieri Spagnoli e a Napoli» sottolinea la Furfaro.

 

Mercoledì 7 Dicembre 2016, 08:30