Valeria Corvino presenta Magma

Dopo venticinque anni di arte, Valeria Corvino presenta Magma

Se Michelangelo, Bernini o Caravaggio fossero stati nostri contemporanei, oggi adotterebbero le tecniche sofisticate di Valeria Corvino. O forse chissà, se l’artista napoletana fosse nata qualche secolo fa magari sarebbe stata lei a dar vita alle varie Dafne o Ebe. Valeria Corvino è decisamente “inattuale”. La pensa così Gioia Mori, curatrice della mostra antologica che esporrà, sino al 13 giugno al Museo della Permanente di Milano e dal 24 giugno a Palazzo Ruspoli di Roma, venticinque anni del lavoro dell’artista, nella sua costante ricerca di un canone di “grazia”, secondo la definizione data dagli antichi.

Tra l’armonia eredità storica e il potere dissacrante dell’estetica moderna, Valeria Corvino sembra aver trovato un punto di contatto, coniugando la formazione pittorica, all’Accademia delle Belle Arti, e i segreti delle inquadrature fotografiche appresi dal suo maestro Mimmo Jodice. Ha preso poi la passione per i volumi scultorei classici e li ha ricomposti attingendo al suo ricco immaginario, nutrito dal luogo in cui è nata e cresciuta, Napoli: una terra bagnata dal mare, apparentemente immobile ma palpitante sotto la sua crosta vulcanica. E non a caso Magma è il titolo della mostra, come sotterranei, nascosti, ma palpitanti, sono i dettagli minuscoli che costruiscono le sue imponenti opere. Il suo lavoro è apparentemente facile da decifrare, i soggetti si somigliano e tutte le opere abbagliano per lucidità e impressionano per dimensione. Basta avvicinarsi però per scoprire che la maggior parte sono dipinti a olio, mentre le altre opere di grande dimensione, oltre 3 metri di lunghezza per quasi 2 di altezza, non sono altro che fotografie di sezioni dei dipinti. E che Valeria Corvino ami la fotografia lo si capisce da tutte le composizioni, anche dalle tele dipinte, dove luce e colore dosati disegnano linee e volumi e sottolineano la rotondità dei corpi umani. Cifra stilistica caratterizzante, la resa dei sottilissimi reticoli dell’epidermide, come se la pelle fosse sotto una lente d’ingrandimento: è il pennello che disegna secondo ciò che l’occhio umano vede. E l’occhio di Valeria Corvino è come l’obbiettivo fotografico che seleziona i corpi e scatta il fermo immagine della loro essenza. Un modo di procedere decisamente attuale per l’artista napoletana definita “inattuale” che, pur sembrando uscita dal secolo barocco, riesce oggi a originare il sentimento della meraviglia. Tanto che per la copertina di Zeronovetour Renato Zero ha scelto la “Marylin” di Valeria Corvino, opera del 2006, di proprietà del cantante romano.